Gatto randagio (DroGatto)


Gatto randagio:

Saccheggio i bidoni
Dell’ immondezza
La magica melma
Mi da sicurezza

Giudice:

Barcolli un momento
Ti appoggi al lampione
Il fiato si spezza

(frettolosi i passanti
sollevano il mento
con aria nervosa)
Gatto randagio:

Mi oltrepassano svelti
“attenti
è contagiosa”

(affrettano il passo i passanti
mormorando fra i denti
stridenti commenti.
Lamentii lenti)
Giudice:

Sfrontato e indegno
Bivaccare
Non merita tolleranza
Né indulge comprensione

Gatto randagio:

Forse una molletta al naso
Per eluderne l’ aroma?

Giudice:

E palpebre dirette altrove
Per cancellarne il paesaggio!

Gatto randagio:

Mi oppongo!
Cuore ottuso
Impietoso ascoltatore
Ti vanti d’aridità interiore?

Giudice:

Triste randagio, taci!
alcun accoglimento
Non avrà la tua obiezione:
è farneticazione.
Torniamo al dunque.
Ti han colto a bivaccare.
In corpo la sostanza.
Che porti a tua difesa?

Gatto:

Dovresti già saperlo
Che è colpa dei padroni!
lasciandomi da solo
hanno ferito i miei neuroni.

Giudice :

Tu scherzi o fai sul serio?
Tutto il giorno a lavorare
Per portare la pagnotta!
li vuoi colpevolizzare?

Gatto:

Io mi rattristavo!
Mi pestavo!
Invero, mi annoiavo!

Giudice:

Come puoi dire questo,
proprio Tu che tutto avevi?

Gatto:

Nessuna curiosità, nessun desiderio.
I padroni?
Mi davano qualsiasi cosa.
Pur di  non sentirmi!

Giudice:

Volevano tu fossi felice.

Gatto:

Distruggevo tutto,
nessuno mai si arrabbiava.

Giudice:

Ti amavano da morire.
Non erano capaci di vederti soffrire.

Gatto:

No!
A loro non importava ciò che facevo,
non si accorgevano nemmeno
se ci fossi o meno.

Giudice:

Volevano tu fossi libero
di esprimere il tuo modo d’ essere.

Gatto:

Ma io non sapevo chi ero!

Giudice:

E adesso, con in corpo la sostanza, lo sai?

Gatto:

Sì. Ora lo so. Sono un Drogatto!

Giudice:

Quindi con la pozione magica hai smesso di annoiarti?

Gatto:

Non ne ho il tempo. Sempre a cercare come farmi.

Giudice:

E non sei più solo?

Gatto:

Non mi importa più la compagnia.
Voglio stare solo con lei.

Giudice:

Con lei sei felice?

Gatto:

Mi da attimi di infinita estasi.

Giudice:

E poi?

Gatto:

Bivacco alla ricerca di altra dose.

Giudice:

É deciso!
Ti dichiaro colpevole di noncuranza!
Non hai saputo cogliere il cielo in una stanza
Di indaco vestito non asservi alla missione
Portare al mondo intero risveglio e comprensione
Di dipendenza colmo ora deleghi le colpe
Di randagio bivaccare sporchi vicoli e pertugi
Son tane per tua insania le dosi di sostanza
Ti alterano il senno annientando la coscienza.
Condanno ti a vagare fra i gironi dell’ inferno
In cerca del tuo posto senza lei a far da perno
Punito all’esser libero da schemi e convenzioni
Redimiti o verrai rinchiuso
In fondo alle prigioni.

Gatto:

(risata) Io vivo imprigionato
da lei, dalla sostanza
Lei sola mi regala il cielo in una stanza
L’ inferno è questa giungla
Che tu chiami civiltà,
Il senno è una misura
Che vivere non sa.
Io porto a mia discolpa
chiesa, stato e istituzioni
Non potranno mai reprimere
La sete di emozioni
Non riescono a competere
Con le elucubrazioni
Di chi non riesce a vivere
di ansia e  delusioni.

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