L’importanza della superficie


La superficie è il dato tangibile della realtà, parte integrante della cosa stessa, unico aspetto oggettivo realmente analizzabile dall’uomo.

Il parlare a vanvera di superficialità a volte ci priva dell’opportunità di soffermarci su alcuni aspetti della realtà.

Al giorno d’oggi si parla di superficie come di qualcosa di effimero, di antitetico alla sostanza delle cose.

Se ci fermassimo un attimo a riflettere su cosa sia realmente la superficie ci renderemo conto, che il termine stesso superficialità è in realtà un bluff.

Se prendo una  palla  è la sua superficie a parlarmi di ciò che ho fra le mani. Mi indica che oggetto è, ma anche l’uso ne è stato fatto, se è nuova, vecchia, di che materiale è costruita, etc.

Se io curassi la sua superficie dopo l’uso per evitare che si logori, otterrei esattamente l’effetto desiderato: evitare che si logori. Sarei per questo imputabile di voler nascondere qualcosa o di essere una superficiale persona che si cura dell’apparenza più che della sostanza? Non credo.

Con noi esseri umani invece il mondo fa passare due segnali opposti e ambivalenti:

1)Se ti occupi o ti preoccupi della superficie sei un superficiale perchè la superficie non conta, conta la sostanza.

2)Devi occuparti della tua superficie perchè altrimenti il mondo non ti accetterà quindi sarai un emarginato.

A mio modesto parere questi due aspetti estremi e antitetici sono entrambi una distorsione della realtà.

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1)Se ti occupi o ti preoccupi della superficie sei un superficiale perchè la superficie non conta, conta la sostanza.

Se partiamo dal fatto che  il mondo si può conoscere  solo per contatto diretto e per osservazione, si capirà facilmente che noi esseri umani abbiamo una necessità primordiale di trarre conclusioni dall’aspetto delle cose.  In fondo abbiamo ben 5 sensi legati all’analisi della realtà, e tutti utili ad esaminare la materia, quindi la superficie.

Guardo, ascolto, assaggio, annuso e tocco la superficie di ogni cosa.

Abbiamo istintivamente un’attrazione per tutto ciò che è bello ed esteriormente attraente, la natura stessa laddove non esista la contaminante mano dell’uomo, è perfetta ed esteriormente meravigliosa.

Direi che il primo assunto sia quindi che non possiamo fare a meno dell’esteriorità.

Perchè dunque l’esteriorità è additata come qualcosa di disdicevole?

Io direi che c’è un secondo fine, che si chiama manipolazione mentale.

Per poter credere  in qualcosa di oltre la realtà, c’è bisogno di negarla, di ridurla a mero effetto di qualcosa di superiore.

Solo la convinzione che la realtà sia da un lato una maschera e dall’altro la manifestazione esteriore di qualcosa di non tangibile e di non verificabile con i sensi, spinge l’uomo a credere a qualsiasi cosa non si tocchi e non si veda, come spirito, anima, dio, dei, diavoli, angeli, alieni, etc..

Negando che la realtà sia il mezzo stesso che l’uomo ha a disposizione per analizzare e conoscere il mondo, si nega l’importanza dell’esteriorità, quindi della superficie delle cose.

Contemporaneamente si da validità all’idea che l’uomo sia incapace di conoscere la realtà, in quanto impossibilitato ad esplorare con i sensi qualcosa di non tangibile.

Poiché l’essere umano è incapace di fare ciò, l’uomo ha necessità di una guida, di qualcuno che possa mettere in contatto l’uomo materiale con la realtà spirituale.

LA PRIMA NEGAZIONE DELL’ESTERIORITÁ DELLE COSE HA QUINDI UN SECONDO FINE: MANIPOLARE LA MENTE UMANA AL SOLO SCOPO DI RENDERLO SCHIAVO DI UNA ENTITà SUPERIORE ATTRAVERSO LA QUALE IMPORRE LEGGI: LA RELIGIONE.

CERVELLI SCHIAVI DELLA FEDE

Se ci guardiamo intorno vedemo gli effetti di questo.   

Le religioni fino ad ora hanno solo fomentato le guerre cercando di diffondere ognuna il proprio credo totalizzante e unilaterale (quello che dico io è corretto, tutto il resto è sbagliato) nascosti dietro una maschera di amore e pace (io amo il mio fratello, lo faccio per lui, devo aiutarlo a vedere la verità).

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2)Devi occuparti della tua superficie perchè altrimenti il mondo non ti accetterà quindi sarai un emarginato.

La cura della superficie come mezzo di accettazione è un altro disdicevole inganno.

Se voglio essere accettato devo essere come gli altri mi vogliono, quindi non conto più io come persona a se stante, ma come membro e parte della società, in funzione del mio esserne parte numerica, esteriormente accettabile.

Se il mio apporto alla comunità però si limitasse alla mia omologazione al sistema, nel seguirne i dettami, capiamo bene che la mia esteriorità diverrebbe solo una maschera.

Curare la superficie quindi non è come nel caso della palla prendermi cura della materia affinché goda di buona salute.

Se così fosse infatti, sarebbe una norma corretta , che coinciderebbe con la messa in atto del rispetto per ogni forma di vita:

Io mi prendo cura di me, del mio corpo, della mia salute fisica, della mia salute mentale, del mondo in cui vivo, delle creature che coabitano il mio pianeta, affinché l’intero sistema mondiale goda di buona salute.

Invece non si tratta di questo. Anzi questo enunciato è additato come estremismo, follia ideologica da calpestare e distruggere.

L’esteriorità di cui si promuove cura coincide con la sola superficie visibile, al solo scopo di renderla esteticamente accettabile.

Questo è un falso ideologico promosso dalle mode, le quali sono dettate solo ed esclusivamente dalle aziende che imperano nell’attuale consumismo. E’ così che assistiamo ad aberrazioni come la chirurgia estetica volta a trasformare l’esteriorità di una persona ( e non parlo certo di una chirurgia estetica volta a recuperare veri e propri problemi di salute), ma di quell’estremizzare caratteri somatici al fine di omologarsi al gregge.

Vanilla Chamu l’asiatica che si è sottoposta a 30 interventi chirurgici per sembrare europea

 

 

Un esempio tipico di questa tendenza è la moda diffusa in Asia ed in particolare in Giappone, di sottoporsi ad interventi estetici che deturpino i tratti somatici caratteristici degli asiatici, modificandoli per renderli del tutto simili a quelli degli europei.
 

 

 

 

 

Jocelyn Wildenstein 30 interventi per diventare la donna gatto

 

Lizardman L’uomo rettile

Un altro esempio aberrante è la modifica del proprio corpo con interventi chirurgici atti a riprodurre caratteri esteriori tipici di forme animali, come la lingua del serpente, le corna, le placche osee dei grossi rettili, i denti e gli zigomi dei felini o altre cose del genere.

 

 

 

 

 

 

 

Fra queste pratiche c’è anche chi si ispira a personaggi del mondo virtuale, come  cartoni animati o giocattoli come Barbie e Ken.

 

La ragazza Barbie
La donna cartone animato che si è fatta anche asportare 6 costole

 

Il ragazzo Ken per diventare così ha affrontato 100 interventi estetici
Nazionalità Filippina per l’uomo Superman, 38 anni e 70.000$ spesi in 23 interventi di chirurgia estetica.

 

 

 

 

 

100 iniezioni di silicone per avere le labbra di Jessica Rabbit
Lacey-Wildd 37 interventi chirurgici al seno

 

 

 

Ne sono comunque un esempio pratiche molto più diffuse delle precedenti come i lifting per sembrare più giovani, i ritocchi al seno e al proprio fisico per apparire perfetti o in linea con l’ideale estetico del momento, il colorarsi i capelli, mettersi le lenti per far sembrare gli occhi di un altro colore etc.

 

 

 

Abbiamo quindi a che fare con una cultura ingannevole che non solo ci trasmette ideali effimeri, ma che sempre di più fa in modo che l’analisi della realtà a cura dell’uomo, basata sulla superficie delle cose, sia soggetta ad errori, dovuti alla manipolazione stessa della realtà ad opera dei cultori della superficie.

Pertanto da un lato siamo spinti a rendere la nostra superficie idonea allo status quo richiesto dalla società, dall’altra abbiamo sempre più bisogno di una guida che ci indichi come rendere la nostra esteriorità idonea alle richieste sempre più pressanti della società.

Ed ecco nascere i fashion trainer, gli emotional trainer, i body trainer, e una miriade di altri piccoli e grandi maestri, pronti ad indicare la giusta via da seguire, che stavolta non è spirituale, ma materiale. Chi muove le fila di questa rivoluzione estetica è infatti il consumismo.

LA SECONDA NEGAZIONE DELL’ESTERIORITà DELLE COSE PERPETRATA ATTRAVERSO IL CULTO DEL’ESTERIORITà HA QUINDI UN SECONDO FINE: MANIPOLARE LA MENTE UMANA AL SOLO SCOPO DI RENDERLO SCHIAVO DI UNA ENTITÁ SUPERIORE ATTRAVERSO LA QUALE IMPORRE LEGGI: IL SISTEMA.

Mustafa_Kemal_golden_scoop_political_caricature_of_single_party_system.
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6 pensieri su “L’importanza della superficie

  1. IN PROFONDITA’

    di Fausto Corsetti

    Ammettiamolo: abbiamo un debole per quelli che sanno parlare. Il dono della parola ci affascina. Al punto che, spesso, quasi non ci importa quello che viene detto. Gli affabulatori, i funamboli di ardite metafore, i parolai sono capaci di farci cambiare idea, stravolgere le nostre convinzioni. Una bella frase, il giusto tono di voce, una mimica vivace et voilà, il gioco è fatto.
    Quanta leggerezza, superficialità in giro! Nei giornali, alla radio, in televisione, nei piccoli schermi saltellati da dita impazienti, nei contesti più diversi della vita quotidiana.
    C’è, in tutti gli uomini, una superficie e una profondità. La superficie è piatta e uguale, la profondità un abisso.
    Viviamo spesso in superficie, nel mondo della banalità, del “si dice”, della chiacchiera, del distrarsi, del ripetuto, dove non ci sono emozioni ma, al massimo, sorpresa o curiosità, talvolta soltanto pettegolezzo.
    Possiamo restare giorni e giorni incollati al televisore, guardare tutti i talk show, tutti i dibattiti politici, tutti gli incontri salottieri, e non allontanarci un istante dalla superficie. Possiamo perfino andare in vacanza, fare affari restando in superficie.
    Eppure, è strano, non poche sono le persone attratte dalla profondità.
    Alcuni, ad esempio, dicono di voler provare delle emozioni forti, adrenaliniche, magari correndo in automobile, praticando attività sportive estreme oppure cimentandosi in prove “no limits”: cercano qualcosa che sta al di là.
    Non è detto che la trovino, forse la trovano per un istante e devono perciò ripetere l’esperienza estrema, finché anche questa non si usura, non perde potere e novità.
    Eppure tutti, ogni tanto, siamo condotti sull’abisso della profondità quando qualcosa scuote i fondamenti della nostra esistenza.
    Quando siamo impegnati in una lotta disperata per ottenere un risultato, per superare una dura prova e ci riusciamo. E proviamo un senso di immensa esultanza, il momento di “gloria” che potremo ricordare. Oppure, sul versante negativo, quando muore una persona che ci è cara o ci ammaliamo di una malattia di cui temiamo gli esiti e ripercorriamo, riguardiamo con occhi diversi tutti i nostri rapporti, tutta la nostra vita.
    Distinguiamo, allora, ciò che è essenziale da ciò che essenziale non è, la superficie dalla profondità. Capiamo che la profondità è sacra.
    E, di più: accade di incontrarla quando ci innamoriamo, quando il nostro animo si dilata e diventa capace di emozioni, di pensieri tanto più grandi di noi stessi che vorremmo abbracciare il mondo e fonderci con esso.
    Afferrati dall’amore, possiamo essere felici solo con chi amiamo e se ci distraiamo, se preferiamo altre compagnie o altre cose, la nostra unicità si incrina, si degrada. L’amore è esigente. Tutte le cose perfette richiedono una concentrazione totale: il compositore è totalmente assorbito dalla sua musica, lo scrittore dal suo romanzo.
    Sicuro, c’è un’altra strada verso la profondità: l’arte, la grandissima arte.
    Ci sono dei libri, dei romanzi, dei film, dei brani musicali, talvolta delle opere di pensiero, che invadono il nostro spirito e sembrano sul punto di farlo esplodere tanto ci apriamo al mondo, agli altri, a noi stessi: vediamo, così, qualcosa della nostra essenza, di cosa potremmo essere.
    Allora il nostro abituale modo di vivere ci sembra un vestito vecchio, abbandonato in un angolo di una stanza.
    Non è facile riconoscere il respiro profondo della speranza che trascende la provvisorietà o l’oscurità del quotidiano. Spesso il futuro intimorisce o quantomeno preoccupa. Eppure, la vita si distende nella ferialità, nel succedersi instancabile di piccoli avvenimenti, di speranze nuove, una successiva all’altra.
    Nella consapevolezza dei giorni, si illuminano gli abissi dell’anima, si alimentano di colori mai visti, di promesse coltivate, di parole gelosamente custodite nel silenzio: chi ha visto sorgere il sole può sperare, anche in piena notte, che l’indomani torni a brillare il giorno.

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  2. Esterno ed interno non sono separabili, ma l’esterno non deve prevalere, come non deve prevalere l’interno, il mio motto è fluidità e passaggi ciclici tra cose che non sono separabili ma che fanno parte di un tutto.

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