Diventare donna


Fenomenale. Era semplicemente fenomenale, in quel suo incedere sinuoso .
L’esile massa muscolare ancora poco scolpita, data la sua giovane età, era fasciata in un paio di leggins forse un po’ troppo provocanti. Il suo passo fiero, sembrava fluttuare sull’onda morbida dei suoi agili passi. Camminava nelle sue scarpe da tennis, con il mento un po’ rivolto verso l’alto, forse per tenere in equilibrio i suoi instabili auricolari colorati. La musica non mancava mai nelle sue passeggiate, nemmeno in quelle mattiniere, quando andava a scuola. Il suono dettava il ritmo del suo andamento, a tratti lento, altre volte vivace. Alcuni suoi coetanei la fissavano con l’aria di chi vede un buon cibo dopo ore di digiuno, ma lei pareva non accorgersene. Persa nei suoi pensieri, cercava di assorbire gli odori di quella città ancora troppo sconosciuta. “Chissà perché alle ragazze sembra essere vietato andare in giro da sole?” si chiedeva mentre alle sue spalle tre giovanotti la fissavano da testa a piedi.
Odiava quel modo sessista di distinguere quello che si può o non si può fare. “Se mi piace camminare, cosa c’è di male se vado a fare una passeggiata?”
Quel pomeriggio era uscita sbattendo la porta. Per l’ennesima volta non la volevano far uscire. Suo fratello, pur avendo quattro anni meno di lei, usciva tutti i pomeriggi e tornava sempre in ritardo per la cena, lei non poteva mai andare da nessuna parte. Si sentiva infuriata, il viso in fiamme e un certo peso nel petto ansimante. Fino a due anni prima nessuno le aveva mai parlato in quel modo. Ricordava ancora con nostalgia le passeggiate al fiume dietro casa, a raccogliere fiorellini e cercare strani insetti per fare scherzi alle sue amiche fifone.
La notte ai quei tempi dormiva in camera con i suoi fratelli e le piaceva tanto poter chiacchierare con loro fino a notte tarda. Poi arrivò quel giorno infausto e la sua vita cambiò per sempre.
Si era spaventata parecchio quella mattina. Si sentiva strana. Si alzò dal letto per andare a fare pipì e vide il lenzuolo del suo letto ricoperto di sangue. Per un attimo pensò “Oddio, sto per morire” . Sentì le gambe cedere e il fiato mancare. Iniziò a tremare quando all’improvviso si ricordò che la mamma le aveva raccontato una strana storia su come si fanno i bambini spiegandole che un giorno anche lei “sarebbe diventata una signorina. “
Capì che quel giorno era arrivato.
Mamma trasferì il suo letto nella stanza in fondo. Quella vicino alla cucina. Prima lì si stendeva, si stirava e si faceva la conserva per l’inverno. All’inizio le sembrava una cosa bella, avere un stanza tutta per sé, con una grande porta-finestra che dava sul balcone. Mamma le aveva messo una bella tenda tutta a fiorellini azzurri e le aveva comprato un copriletto nuovo, anch’esso azzurro. Aveva una bella scrivania tutta per sé e anche una libreria dove poter sistemare i suoi tanti libri. Presto però si rese conto che quella stanza faceva paura. Era sola. Lontana dal resto della famiglia che stava nella zona notte. Ben oltre la porta della sua stanza, dopo il disimpegno che la separava dal lungo corridoio che terminava con una porta a vetri, oltre il grande salotto e ben oltre il disimpegno che divideva le stanze dalla zona giorno.
La notte quella casa sembrava animarsi di spiriti e ombre. Fuggiaschi pensieri resi reali dagli squarci di fioca lice che penetrava dalle fessure delle persiane in legno. I lampioni della strada stavano proprio all’altezza delle finestre e complici della sua fervida immaginazione le raccontavano storie di ladri che furtivi provavano ad entrare a casa sua.
A volte si nascondeva sotto le coperte, altre volte strisciava fuori dal letto e percorreva carponi tutto il corridoio fino alla stanza della mamma per chiedere aiuto. Non aveva mai il coraggio di disturbarla e finiva col dormire per terra accanto al suo letto. Come un cagnolino. Purtroppo dopo alcune volte la mamma decise di chiudersi a chiave e non ebbe più appigli per difendersi da quelle notti infauste di paure e lacrime. Decise allora di proteggersi con la luce. Quando le capitava di svegliarsi, cioè tutte le notti, accendeva una lampada e iniziava a leggere.
Dormiva poco a quei tempi, aveva spesso paura, piangeva tanto e leggeva moltissimo.
Si domandava tutte le notti che vantaggio ci fosse a essere una signorina e se tutte le bambine si sentissero come lei. Non trovò mai la risposta. Ancora se lo chiedeva. E ancora non sapeva che se lo sarebbe chiesto per tutto il resto della vita.

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