LA SCELTA (racconto breve sotto forma di monologo)


Che ci faccio qui?

Mancano solo diciotto minuti e sono ancora qui.

Qui a guardarti come in uno specchio.

A desiderare di non essere mai stata qui.

A tremare perché non so chi sei o “cosa” sei.

Mi chiedo se sono sveglia o se sia soltanto un sogno. Un incubo, dal quale non riesco più a svegliarmi.

Mi guardi, mi parli, dici di essere me.

Mi hai appena detto che la mia vita, la mia giornata, potrebbe essere riavvolta, come in un film, per avere un finale diverso.

Possibile?

Cavolo, quante volte avrei voluto avere l’opportunità di cancellare giornate intere dalla mia vita! Eppure no, non è mai accaduto.

La vita è una, non hai il beneficio di tornare indietro.

Papà è morto! Perché non mi hai cercata allora? Perché non mi hai dato una seconda chance? Per averlo accanto a me, dirgli quanto lo amavo, ascoltare ancora una volta i suoi consigli.

No. Tu arrivi oggi, alla fine dell’ennesima giornata assurda e mi dici che posso restare qui, al posto tuo, lasciarti uscire da quella porta, e cancellare in un istante quello che è accaduto oggi.

E se fosse solo un maleficio? Un patto col diavolo? Se il prezzo di questo scambio fosse più caro del suo vantaggio?

Mi dici che esistono tante vite, che scorrono parallele, in mondi paralleli. Che il tempo è fatto di mille strati che s’intrecciano a ogni scelta. Che per miracolo o per destino oggi ci siamo incrociate qui, in questo bivio. Potrei decidere di essere te, di continuare il tuo percorso, la mia comoda vita a casa di mamma, occuparmi dei miei nipoti, studiare, andare in palestra, come ho fatto fino a ieri.

Vivresti tu il mio dilemma del partire. Andresti tu a Torino al posto mio.

E se invece io scomparissi? Se tu fossi solo qualcuna che vuol prendere il mio posto, un demone, uno spirito.

No, io non ce la faccio. Sento un peso allo stomaco. Una sensazione terribile. Ho voglia di scappare, di uscire da quella porta e dimenticare di essere stata qui.

Sono qui seduta da quasi un’ora a pensare alla mia giornata.

A cercare di capire perché. Perché proprio io? Perché sta succedendo proprio a me?

Oggi doveva essere una giornata tranquilla. Una di quelle che iniziano con latte, miele e vestaglia di pile alle 6.00 del mattino e finiscono nel divano sotto il plaid, a inventare storie impossibili con mio nipotino. Invece la storia impossibile la sto vivendo io.

Prima quello strano messaggio all’alba:Crea il tuo futuro”.

Cavolo, stavo uscendo fuori di testa cercando di capire cosa volesse dire, chi me lo avesse mandato.

Ho cercato il numero ovunque, sono pure uscita in ritardo per colpa di quel dannato messaggio. Eppure, non avrei mai immaginato cosa volesse dire.

No. Tu non vuoi che io crei il mio futuro. Tu vuoi cancellare il mio passato. Far sparire questa giornata, prendere il mio posto.

No io non posso accettare. Il rischio è troppo alto. Sei lì che mi guardi, con quel sorrisino ironico. Mi sembri mia madre, quando mi ha detto: “Crystal preparati! Fra quindici giorni ci trasferiamo a Torino”. Per la seconda volta nella mia vita, mi sono sentita morire.

In quell’istante ho smesso di sentire la confusione, i pianti dei miei nipoti, le urla di mia cognata. Sono entrata in un tunnel. L’unica cosa che continuava a ronzarmi in testa, come nella peggiore delle ossessioni, era quella parola: Torino!

Torino? Ma scherziamo? Sai che vuol dire essere catapultata dall’oggi al domani dall’altra parte dell’Italia? Perdere sogni, amici, compagni di scuola! Cavolo! Avrei voluto fosse un incubo!

Va bene, la Sardegna non è un gran che. Siamo indietro nel tempo, la tecnologia va a rilento, le aziende pure. Quando cerchi lavoro, c’è sempre quella più bella di te, più alta di te, più disponibile di te. Anche se sei preparata al top, ti scavalcano sempre. Ma Torino…

Tu lo sai che lì non c’è nemmeno il mare? E poi ci chiamano Terroni!

Non ce la posso fare, non ci voglio andare! Non ci andrò! Ma come faccio? Quando mia madre me l’ha detto, mi sono sentita svenire. Lei, tutta allegra! La verità e che lei, la Sardegna, non l’ha mai sopportata. E’ una di quelle sarde che: “Guai, a parlare in dialetto, è da ignoranti!” Figurati che quando vede qualcuno del continente, cambia cadenza! Si mette a parlare come se fosse veneta o lombarda, insomma: si vergogna d’essere sarda!

Una follia. Io non la capirò mai. Poi adesso è in pensione e da quando papà se n’è andato, è pure sola, chi la ferma più. Chi la ferma più? La vedova allegra ma non troppo! Che rabbia! Guarda, mi ha fatto così infuriare con i suoi: “Non fare la bambina, è un’opportunità unica! Ma dai che fai come Marzia! Sei adulta! Non ti vorrai mettere a piangere pure tu?”

Avevo voglia di insultarla, ma tanto è una guerra persa, le ho urlato: ”Io non vengo”, e sono uscita sbattendo la porta.

Proprio in quel momento, mi ha squillato di nuovo il cellulare. “Ancora quel numero?”

La questione stava prendendo una piega bizzarra. Apro il messaggio e che ti leggo?

”Sei pronta al cambiamento? Presentati alle ore 23,00 al numero 1 di vico dei Genovesi”.

“Cavolo”, ho pensato, “sarà uno scherzo? Non è possibile, come fanno a saperlo?”

Mi avranno seguita? Spiata? Avrò avuto una cimice in borsa? Come fanno a sapere che la mia vita si sta per rivoluzionare? Credo di aver vagato in città senza meta, per parecchie ore. Pensandoci bene, non ho nemmeno pranzato. Il mio cervello continuava a pensare, rimuginare, pianificare, ponderare, disperare. Non so nemmeno io perché alla fine sono venuta qua. Forse per sincerarmi che non fosse uno scherzo, o forse solo perché mi sentivo morire.

Davvero, non sapevo che fare. Fra un passo e l’altro le ho pensate tutte. Mia madre è determinata. Non la conosci, lei non cambia mai idea.

O forse sì. Si tu la conosci. Dici di essere me. Lo sai che se si convince che un oggetto è giallo, potrebbe scendere sulla terra Dio in persona a dirle che è rosso, ma per lei resterà giallo. Per lei cambiare idea, significa non avere carattere! Non le importa di nulla, solo di se stessa, delle sue idee, dei suoi “principi”, delle sue astruse convinzioni. Non voleva nemmeno che studiassi comunicazione. Continua a ripetermi, che una persona come me, non può avere la stoffa! Che devo cambiare mestiere! Non le ho nemmeno mai detto cosa voglio fare nella vita! Cosa ne sa lei di quello che voglio io? Ha fatto per quarant’anni l’impiegata al comune, una di quelle che non cazzeggia per non dare di che parlare, ma che invidia quelli che timbrano e se ne vanno. Cosa ne potrà mai sapere lei del lavoro o di cosa significhi avere carattere.

Non voglio andare a Torino! Devo escogitare qualcosa! La casa che abbiamo è nostra, era di mio padre, quindi è anche mia. Potrei restare qui, affittare le stanze vuote, usare i soldi che recupero per campare. Sarebbe la soluzione migliore, ma lei non me lo permetterà mai! Mai! Me lo impedirà, lo sento! Quella è casa sua! Lei non contempla che una parte di quella casa, legalmente, sia mia. Figurati se mi permetterebbe di affittare le stanze. Piuttosto mi sopprimerebbe con le sue mani, lo sai!

Mio Dio, cosa posso fare? Scappo da casa!

Sì, mi prendo i miei quattro stracci, due fogli di cartone, e faccio la barbona! Mangio alla Caritas, mi lavo nei bagni della facoltà, studio in biblioteca, e chi vivrà, vedrà! Non credo che il mio destino importerebbe a nessuno.

Forse a mia madre sì. Sì a mamma importerebbe, lo sai. Ma non per me! Per sé! Sai che onta avere una figlia barbona! Quella si farebbe venire un infarto! Scapperebbe in America per non far trovare più le sue tracce, altro che Torino! Qualcuno potrebbe ridere di lei alle spalle: ”Carmen, hai sentito l’ultima, la figlia di Nella vive per strada!” Tutti a riderle dietro. Miss perfezione con la figlia barbona.

Guarda, scapperei davvero solo per farle un dispetto! Ipocrita! Sì, mia madre di nome dovrebbe fare Ipocrisia, non Nella. È l’ipocrisia per antonomasia. Perché credi che voglia andare a Torino? Per dire a tutti che mio fratello è stato promosso, che fa il manager, che ha i soldi! Verrà in Sardegna in vacanza e si darà arie da aristocratica.

Già me la immagino, avvolta in un pareo in seta trasparente, col cappello di paglia bianca e le collane di turchesi che si atteggia come Marta Marzotto sul lettino del Poetto. Insopportabile! Io ho ben altre aspirazioni!

Aspetta, non ci avevo pensato! Luana Cospetto! Caspita è un’idea geniale! Chiamo Luana e le chiedo se la stanza che si era liberata nel suo appartamento è ancora vuota. Le propongo di affittarmi la stanza in cambio del mio aiuto allo studio. Accetterà senz’altro! Non le mancano i soldi! Paparino sgancia! E se il padre vedesse dei buoni risultati agli esami, sgancerebbe anche di più! E con il mio aiuto, non fallirà più un colpo! Saranno botte da trenta e lode! Sicuro!

E se non accettasse? Se ascoltasse la mia proposta da dietro i suoi occhiali da bomba sexy, e guardandomi dall’alto in basso, come l’ultima delle sfigate, si facesse una sonora risata?

No. Non posso rischiare questa umiliazione. Diventerei lo zimbello della facoltà. Allora sì che avrebbe il coltello dalla parte del manico. Ora sta buona perché è in debito con me, mi deve un trenta e lode in semiotica.

Ma se fossi io in debito con lei? No, diventerei il suo zerbino, ci si pulirebbe i tacchi a spillo sulla mia dignità.

Che faccio?

Mi verrebbe voglia di chiederti tu cosa faresti. Ma tanto non rispondi.

Anzi forse ti faresti due risate pure tu. Sei lì a darmi l’opportunità di cancellare tutti i miei problemi, tutti i miei pensieri ed io che faccio? Sto qui a cercare soluzioni impossibili.

Forse ha ragione mamma, non ho abbastanza carattere. Non ho la forza di sganciarmi da questa situazione. Ho voglia di scappare e resto qui seduta. Non riesco nemmeno a guardarti. A guardarmi. Preferisco stare qui su questa seggiola sgangherata e fissare queste mattonelle scassate che ho sotto i piedi, quei muri bianchi o quell’orribile finestra chiusa. A tratti guardo perfino quella luce assurda che mi acceca.

Che faccio?

Ricomincio da domani? O ricomincio da ieri?

E se partissi con loro?

In fondo al nord potrei anche trovare la felicità.

E poi credo che a nessuno importerebbe se me ne vado.

L’università di Torino è decisamente migliore di quella dove vado adesso.

Magari, trovo l’opportunità di fare finalmente quello che ho sempre sognato: l’Editor.

Le aziende in Piemonte sono più evolute, avrei più chances.

Se invece scelgo di accettare la tua proposta, se tu realmente fossi me, domani mio fratello sarebbe ancora un capo reparto part-time, con lo stipendio dimezzato ma che lavora 13 ore al giorno.

E se distruggessi l’unica occasione della sua vita? In fondo lui ha più di 40 anni, non credo gli ricapiterebbe.

Mio Dio! Mi stai dando una responsabilità enorme. Mi sento come schiacciata da un macigno.

Il peso di questa scelta mi paralizza. Ho un nodo alla gola. Credo mi stia per venire un attacco d’asma.

Per un attimo ho avuto tutto chiaro, prima che tu mi dicessi quelle uniche parole sibilline.

Ma ora sono ripiombata nella nebbia. Sarà un segno?

Luana Cospetto! Ora vorrei essere come lei! Che ne dici? Lei cosa farebbe?

Secondo me si guarderebbe come nello specchio e direbbe : Sfigata! Ma che ti sei fatta la plastica per essere come me? Sì. Lei si farebbe due risate e se ne andrebbe.

Quelle come lei non hanno preoccupazioni, hanno soluzioni. Alibi e soluzioni.

Per una volta dovrei fare lo stesso pure io.

Alzarmi e andare via.

Lo so. Sto per buttare nel cesso la mia vita e contemporaneamente l’opportunità di non cambiarla.

Ci sarebbe da ridere, se non avessi voglia di piangere.

Davvero credo che me andrò. Domani non ricorderò più niente, non avrò rimorsi né rimpianti. E avrò quindici giorni per decidere il da farsi. Trovarmi un lavoro, una stanza e dire a mia madre che resterò qui. O farmi le valige, partire, e ricominciare la mia vita da capo.

Vado.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...