viaggio all’inferno


Sai cosa? a volte la gente pensa che io non capisca. Che io me ne stia nel mio angolino tranquillo e me ne fotta degli altri.

Invece non hanno capito un emerito cazzo di me. Io osservo. Ascolto. Capisco. Capisco. Capisco tutto.

Forse più di quello che chiunque possa immaginare.

Perchè io ho avuto tutto. Tutto. Ma sono passata dall’avere tutto al non avere niente. Son caduta dalla via lattea alle fiamme dell’inferno. Sul ghiaccio di questa terra fredda e straziante.

So di che materia sono fatti i silenzi.  Quelli gelidi in cui ti mangi l’anima a morsi.

Quelli in cui gridi contro ogni tua cellula. In cui ti prendi la testa e la sbatti forte contro il muro sperando di svenire.

Io conosco le urla che ti rimbombano nelle orecchie. Quelle che ti dicono che non vali un cazzo. Quelle che ti dicono che il mondo non è un posto per te. Quelle che urlano che non avevi chiesto di nascere quindi è ora di farla finita.

Io conosco la mano che ti stringe la gola per regalarti l’asfissia, la corda che usi perchè con le mani non ce la fai e lo sgabello sul quale vuoi salire per vedere se quel salto ti darà ristoro.

Ero lì in quelle notti in cui non potevi dormire. Quelle in cui salivi in macchina per vedere cosa sarebbe successo continuando a schiacciare l’acceleratore.

Sì io c’ero quando chiudevi gli occhi e continuavi a premere il pedale diretto verso il guard rayl. Ero lì mentre gridavi a  squarcia gola con la vista appannata dalle lacrime.

Lì davanti all’ultima curva a un centimetro dal baratro oltre il quale ci sarebbe stata la pace, ma hai sterzato.

Ero lì e non riuscivo a dirti che stavi sbagliando perchè non avevo più voglia di lottare.

E non riuscivo a fermarti quando hai preso quella fottuta scatola di pastiglie perchè non riuscivi più a dormire da giorni.

Ero lì e ti carezzavo il cuore ma non mi sentivi. Ti tenevo stretta a me ma non mi vedevi.

Avevi deciso che non avevi abbastanza motivi per vivere, che non c’erano sufficienti ragioni per resistere. Eppure li avevi. Ma non li vedevi.

Non ho potuto fare altro per te. Le hai prese. Prima ingoiandole una alla volta. Poi a manciate intere. Una dopo l’altra. Fino a terminare la scatola. E poi ancora fino a svuotare la seconda scatola e poi laterza. Hai iniziato a bere e a bere per farle scendere giù. Per farle sciogliere velocemente affinchè facessero effetto in fretta.

Ti dicevo ” Basta! Non farlo! Smettila!- Ma non è servito. Non mi hai dato retta. Non mi hai ascoltata.

Ora sono felice che tu l’abbia fatto. Hai ucciso una parte di me che dominava i miei giorni. Hai ammazzato la rassegnazione, l’agonia, l’immobilità.

Sono rimasta io. Sola. Io che non mi accontento di respirare odore di sconfitta. Che non mi rassegno a ingoiare merda ogni giorno.

Io che precipitando dalla via lattea mi sono portata dietro la polvere di stelle e ho giurato alla mia anima di farla tornare lassù, pura e immacolata come una regina di luce.

Il fuoco della rabbia  ha chiuso ogni ferita quel giorno e il destino ha fermato l’incendio prima che mi trasformasse in un pezzo di legno bruciato.

Sono finita all’inferno, ma sono sopravvissuta.

 

 

9 pensieri su “viaggio all’inferno

    1. le emozioni sono proprio quello che fa la differenza fra stare al mondo ed esserci profondamente fino all’ultima cellula, mettendo in gioco tutto noi stessi. grazie di avermi dedicato del tempo. ❤

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    1. Molti disegnano il dolore come qualcosa di torbido. Io tra le tante nebbie della vita, lo trovo invece una delle poche cose mlto chiare! tagliente e abbagliante come la lama di un coltello che ti trafigge nel più profondo. Namastè.

      Piace a 1 persona

      1. Condivido. Il dolore lo riconosci sempre. Anche al buio. Di notte o con gli occhi bendati. Da solo o in compagnia. E quando quella lama buca il miocardio, devi solo sperare che sia tutto rapido ed indolore.

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