Perdono o comprensione ?


Si parla tanto di perdono, ma si dovrebbe parlare maggiormente di Comprensione.

Il perdono presuppone che ci si senta superiori.

L’ empatia non perdona comprende.

Forse dovremo smettete di voler sempre valutare gli altri e semplicemente rispettarli per quello che sono. Nel bene e nel male.

Convincersi che sia meglio perdonarli, presuppone che noi ne abbiamo il potere, né il diritto, né tanto meno il dovere.

Nessuno essere umano ha questo potere, né per natura, né per investitura.

Crescere significa anche questo: essere consapevoli di essere piccoli quanto gli altri e non migliori. Non dobbiamo dare lezioni a nessuno. 

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2 pensieri su “Perdono o comprensione ?

  1. Perdonare, facile a dirsi. I bambini maltrattati, le donne violentate, i forzati della droga, i sequestrati saranno capaci di tendere una mano ai loro persecutori? Figli e mogli di vittime degli anni di piombo lo fecero, e la coscienza (o l’epidermide) di molti si risentì.
    Il perdono non va di moda. Anzi. Anche quando qualcuno ce la fa, c’è sempre chi non è soddisfatto: incapaci di perdonare, non gradiamo che altri ci riescano.
    Ma non sappiamo nemmeno chiedere perdono. Perché non riusciamo a essere umili. Oggi vanno forte i vincenti, quelli che hanno sempre ragione e “non devono chiedere, mai”. E noi ci accovacciamo sottomessi, nel nostro piccolo mondo, a questi modelli giornalistici, cinematografici e televisivi: senza rendercene conto, diventiamo anche contagiosi nei confronti dei figli. I piccoli crescono così, respirando un’aria di superiorità e di sufficienza, programmati per il successo o forse candidati alla disperazione, chissà. Ma incapaci comunque di umiltà e quindi di perdono. A volte diciamo: “Perdono ma non dimentico”. Se nel nostro cuore affiora il ricordo del male ricevuto, se nella nostra memoria fiorisce ancora la presenza di un’offesa, è segno che il perdono non ha ancora vinto, che il veleno dell’odio può ancora attecchire.
    Non ci resta che sognare: come sarebbe bello il mondo se gli uomini sapessero ogni tanto chiedersi e darsi il perdono. Nessuno spazio per guerre e violenze, ma nemmeno per le liti nelle famiglie, per i dispetti di paese, per gli sgarbi tra vicini di casa.
    Spesso, poi, sono i piccoli perdoni quelli più difficili. E’ stato sempre comodo perdonare i delitti massicci e remoti, i criminali invecchiati ed estranei. Ma riabbracciare un amico, un parente, addirittura un figlio divenuti nemici, è terribilmente più faticoso. Lì c’è un uomo in carne e ossa, uno che ha sbagliato, uno che ha tradito. E allora ci vuole un cuore grande. E una fede enorme. Perché il perdono non esiste senza che Gesù ci si metta di mezzo. Senza di Lui le parole sono solo chiacchiere.
    In tutta la storia non c’è frase più rivoluzionaria che quel “Padre, perdonali, perché non sanno ciò che fanno”. Solo da una simile radice nasce il perdono autentico, che cambia una vita intera. Il problema non è riuscire a perdonare settanta volte sette. Ma farcela almeno una volta, nella vita.

    PERDONO? MISSIONE DIFFICILE…

    di Fausto Corsetti

    Con un caro saluto.

    Fausto

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