oltre il dolore: Vivi!


Lo senti dentro quel profondo precipizio scavato nell’anima. Un baratro di dolore e morte. Perimetro e confine tra il detto e il non detto, tra il fatto e il non fatto, tra l’essere e il desiderare, tra la storia e il sognare. Ma io ho smesso di sognare. Sono rimasto lì. Ad attendere. A lasciarmi morire. Ricoperto dell’ombra di me stesso e del dolore. Una voce. Una voce ad un tratto. Un tratto d’inchiostro sulla pelle bianca. La sento sussurrare tetra. Non la voglio ascoltare! Ma continua. Continua a parlare. Il suo timbro si fa suadente, caldo, vibrante. Mi tappo le orecchie per non sentire. Ma continua. Sinuosa. Allettante. Sussurra qualcosa che non riesco a decifrare. Nel mio animo si fa largo il desiderio di ascoltare. Lentamente mi pare di sentire il suono schiarirsi e d’improvviso la sento:
«Scavalca il baratro, il vuoto, il freddo. Supera la lava incandescente dei sentimenti, il fuoco di ogni singola ferita aperta. Strappati di dosso le catene e grida. Grida al mondo, al tempo, al caso, al fato! Grida al Dio che non esiste o non ci ascolta o non è mai nato! Lacera la pelle incallita, indurita, imbalsamata dalla tragedia. Squarciala a mani nude come corpo di crisalide. Aprila fuoriuscendone e scappa. Fuggi dalla tua ombra che ti attanaglia ancora,  che ti stringe la gola per non farti respirare. Tu sei di più di quello che vuoi vedere. Liberati. Corri. Arrampicati sui muri che tu stesso hai costruito e scavalcali. Superali. Protraiti oltre quelle immagini, oltre il marcescente dolore, oltre l’ossessione, oltre i sensi di colpa, oltre. Hai un animo troppo speciale per esaurirlo schiavo della disperazione. Scrollati dalle catene dell’accaduto e vivi il tuo sublime ed incantevole essere. Apri la bara in cui hai rinchiuso non morto il tuo patrimonio  di potenzialità.  Scopri il feretro dei tuoi sogni più belli, delle tue emozioni di luce. Chi tanto sa soffrire, altrettanto immensamente sa gioire, se lo concede a se stesso. Permittiti la felicità. Smettila di punirti! L’unica cosa per cui vale la pena vivere in questo universo sei TU».

Per un attimo silenzio. Poi un ultimo rantolo: «Se ascolti la voce di chi ti ha lasciato, se la ascolti davvero la sentirai sussurrare».

L’ho desiderato davvero. Con tutto me stesso. Sentire per un ultima volta la sua voce. Anche dal baratro. Anche da quell’anticamera di morte. l’ho desiderato così tanto, dal più profondo di tutto quel nero che mi ha preso la vita che infine mi ha parlato. Non so se sia stato vero o solo un sogno, un delirio, una allucinazione. Ma lo ha fatto. «Vivi!» mi ha detto ! «Vivi! Almeno tu vivi! Tu che eri il motivo unico e solo della mia esistenza. Vivi! Io ti  amo anche da qui e l’amore mi fa desiderare solo che tu possa gioire, con o senza di me! Vivi! o mi ucciderai di nuovo!».

Ho perso la pelle, le unghie, anche i denti, mordendo le catene del dolore. Non sarei stato io ad ucciderla di nuovo. No! l’amavo troppo. Non avrei mai potuto! E ho cominciato a scalare ferendomi, come solo io so fare. Strappandomi brandelli di cuore, di anima, di carne. Ho strappato da me anche le arterie nelle quali ormai scorreva solo il veleno della morte. Ho strizzato i reni e il fegato e la milza per liberarmi da quel fiele. Ho vomitato sangue e morte. Ho svuotato gli intestini di una dissenteria incessabile fino a stremarmi i visceri. Ho spremuto ogni mia singola cellula per purificarla da quella bestia immonda che mi aveva posseduto: il desiderio di morire. Febbricitante, delirante, ricoperto di pustole di rimorso ho lasciato che tutto cio che mi aveva intossicato l’essere sfogasse e fuoriuscesse in un lago di schifosa melma malsana.

Come un seme le sue parole hanno germinato nel mio animo fino a ricostruire il percorso in cui potesse nuovamente scorrere la vita. Moltiplicandosi come staminali cellule creatrici hanno rigenerato il mio corpo ed il mio spirito fino a partorirmi di nuovo. Uomo. Resuscitato da colei che già una volta mi aveva dato la vita. Rinato dal sacrificio del suo amore. Ed ora vivo e vivrò per lei, per dimostrarle di aver meritato il suo amore.

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