Daniele Gottardo IL CHITARRISTA ITALIANO CHE HA FATTO INNAMORARE ANCHE STEVE VAI


Sabato 4 novembre 2017

Il 10 dicembre a Cagliari, presso le Officine Hammer di via Giardini 181, ospiteremo Daniele Gottardo per una Guitar Clinic.

Daniele Gottardo, 34 anni, veneto, ha già una carriera di tutto rispetto. Un talento della chitarra che ha a suo carico già tre album e che dopo essere sbarcato anche in America si è immediatamente distinto, coinvolgendo anche il grande Steve Vai che ha subito dichiarato la sua simpatia ed ammirazione per il giovane musicista-compositore italiano.

Daniele Gottardo si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande che ci hanno permesso di conoscerlo meglio.

 Ciao Daniele, innanzitutto ti ringraziamo per il tempo che ci dedicherai e nell’attesa impaziente di incontrarti e di ascoltarti suonare a Cagliari il 10 dicembre, vorremo rivolgerti alcune domande.

1) Quando è nata la tua passione per la musica e perché poi hai deciso di dedicarti allo studio della chitarra?

La passione per la musica è nata contemporaneamente alla passione per la chitarra. Fino ai 13 anni l’unica espressione artistica che mi interessava erano le arti pittoriche. La mia passione si è sviluppata in maniera lenta ma graduale, dapprima focalizzata sullo sviscerare tutto quello che potevo dal mio strumento. Nei primi anni ho cercato di sviluppare il mio approccio personale alla tecnica. In anni recenti l’attenzione si è spostata principalmente sul versante musicale. Ora cerco di trovare un equilibrio tra questi due aspetti.

2) Quali artisti ti hanno appassionato di più nel corso del tempo e c’è un musicista che senti ti abbia ispirato particolarmente?

Le influenze sono molte e disparate, partendo dai KISS a Luigi Cherubini fino a David Guetta. Un’influenza che reputo fondamentale è sicuramente Arnold Schoenberg, non solo per l’aspetto musicale, ma soprattutto per il pensiero filosofico legato alla musica. Un’altra è Anatoly Liadov, per gli stessi motivi!

3) Daniele Gottardo quando ascolta musica, oggi, cosa ascolta e perché?

Principalmente mi piace ascoltare musica classica e musica jazz, da cui provengono le mie influenze principali. Cerco di mantenermi aggiornato costantemente su quello che succede nel mondo della chitarra rock contemporanea, seguendo con interesse e curiosità molti gruppi di nuova generazione. Raramente mi capita di ascoltare chitarristi rock o fusion. Ascolto principalmente chitarristi jazz di vecchia e nuova scuola: Lage Lund, Mike Moreno, Peter Bernstein sono tra i miei preferiti in questo momento. Della classica ascolto e studio diverse correnti, partendo dal barocco italiano (Corelli in primis), muovendomi verso il novecento, oltre ai classici Stravinsky e Ravel. Recentemente sto ascoltando e studiando Lili Boulanger, Einojuhani Rautavaara e Andrea Portera.

4) I tuoi pezzi hanno la complessità sinfonica dei grandi compositori del passato. Da dove nasce la tua musica? Cosa ti ispira quando componi un pezzo? Cosa cerchi di trasmettere con il tuo linguaggio musicale?

Grazie! La mia musica nasce da un pensiero, o più spesso da un’immagine musicale che cerco di visualizzare e che poi cerco di ricostruire dando vita ad un brano musicale. A volte l’immagine mi risulta molto sfocata e rimanere in un periodo di “incubazione” che può durare anche un paio di anni, però prima o poi alla fine emerge! Spesso ad ispirarmi sono alcuni suoni, alcune combinazioni di note che creano un colore particolare. Spesso ragiono in maniera molto matematica, sperimentando con i suoni, fino a trovare una combinazione che però mi può ispirare. A quel punto cerco di trovare un equilibrio tra la parte razionale e quella emozionale, e spesso non è un processo facile. Quello che cerco di trasmettere è una parte del mio pensiero, un pensiero astratto che poi ognuno recepisce in base alla propria personalità.

5) Come ti approcci alla composizione e cosa ti differenzia secondo te dagli altri chitarristi?

Negli anni recenti penso alla composizione senza pensare al mio strumento. Penso alla musica spesso in termini di colori e immagini. Negli ultimi anni sto sviluppando molto il concetto di sinestesia, sviluppando interi movimenti armonici, utilizzando il principio di associare suoni a colori e combinazioni di colori. Questo mi da modo di uscire anche da certi schemi compositivi che alla lunga potrebbero diventare stantii. Quello che cerco di fare ora è creare il materiale compositivo per ogni brano, in modo da sviluppare un sound unico e compatto per ogni composizione. Spesso bastano poche note, un motivo melodico o armonico, per dare forma a una sezione di un brano, poi spesso il resto viene da sé!

6) Sei diventato famoso per la tua tecnica e la tua ricerca compositiva, non usi i riff. Possiamo dire che stai creando un nuovo modo di interpretare ed utilizzare questo strumento?

Mi è sempre piaciuta l’idea di evitare i riff in un contesto rock, per spostare l’attenzione su altri dettagli. La mia idea è di utilizzare le tecniche e il suono della chitarra rock contemporanea in un altro contesto musicale, è un lavoro che sto portando avanti da diversi anni e penso prenderà una forma più definita nel mio prossimo lavoro!

7) Sappiamo che hai già prodotto 3 album : Frenzy of Ectasy, Non Temperato e Giant Nuts. Cosa pensi dei tuoi lavori? Qual è il tuo brano preferito tra quelli contenuti nei tuoi album? Vuoi raccontarci qualche aneddoto.

Sono tre album diversi, mi piace variare da album ad album, difatti non sopporto l’idea di fossilizzarmi in un solo linguaggio musicale. Nella vita tutto è trasformazione e negli anni è inevitabile cambiare. Chi si ostina a non seguire questo processo naturale nel proprio lavoro artistico diventerà inevitabilmente la caricatura di se stesso, purtroppo gli esempi abbondano. Frenzy of Ecstasy è un disco incentrato interamente sulla chitarra e sulle sue possibilità tecnico-espressive. In Non Temperato abbandono parzialmente il pensiero di chitarrista solista, e cerco di amalgamare il mio strumento in un ensemble più largo, timbricamente lontano dal mondo della chitarra elettrica, cercando poi un connubio sonoro. Maggiore risalto è dato all’aspetto compositivo. In Giant Nuts la chitarra diventa quasi strafottente, è un disco opposto a Non Temperato, infatti con il mio trio, The Nuts, ci divertiamo a suonare molto veloci al limite della tendinite! Giant Nuts è un disco di standard jazzistici, tratti principalmente dal repertorio bebop rivisto completamente nell’approccio al suono, da questo punto di vista è simile a Non Temperato nell’idea della commistione timbrica. I miei brani preferiti da tre album: Guitar Sbrego, The Little Match Girl e Milestones.

8) Sappiamo che hai un quarto album in lavorazione: vuoi darci qualche anticipazione su questo tuo nuovo lavoro?

Sarà la prosecuzione del sound di Non Temperato, in una versione più estrema. In questo periodo sono molto concentrato nel lavoro di pre-produzione, fondamentale per la buona riuscita di un disco. Sto cercando di curare questa fase nei minimi dettagli in maniera tale di avere le idee ben chiare quando entrerò in studio per registrare e per mixare. Come anticipazione posso dire che i brani sono basati su un contrappunto più elaborato e raffinato rispetto a Non Temperato. Ci saranno anche sonorità elettroniche miste a quelle orchestrali. Molto spazio sarà dato ai timbri “acri” come quelli del clarinetto basso, corno inglese e controfagotto. Il lavoro mi risucchia un sacco di energie, ma al momento sono molto soddisfatto di quello che ne sta uscendo. Prevedo l’uscita del disco verso la metà del prossimo anno!

 

9) Abbiamo letto l’apprezzamento dichiarato da Steve Vai nei riguardi del tuo talento musicale. Che effetto ti fa sentire Steve Vai dire che sei uno dei suoi musicisti preferiti?

È sicuramente fonte di grande soddisfazione e motivazione, specialmente nei momenti in cui metti in discussione tutto quello che stai facendo e in cui credi (ossia un giorno si e uno no)! Steve è stata una fonte di ispirazione molto importante nel mio periodo di formazione, quindi le sue parole hanno un valore speciale!

10) Il 10 dicembre sarai a Cagliari, per una clinic. Sappiamo che ti piace insegnare tanto quanto ti piace suonare. Cosa ti aspetti da questo incontro e che argomenti didattici hai pensato di affrontare con i partecipanti?

Mi piace decidere gli argomenti da trattare insieme ai partecipanti, in maniera tale da lasciare tutti contenti, possibilmente anche la povera ragazza che accompagna il proprio ragazzo in una giornata di sole che magari vorrebbe spendere da un’altra parte! Solitamente individuiamo insieme due o tre argomenti principali e poi sviluppo la clinic intorno a questi. Gli argomenti che tratto maggiormente riguardano le tecniche chitarristiche moderne, il mio approccio personale alla visualizzazione sulla tastiera della chitarra, l’approccio all’improvvisazione, e negli ultimi anni come mi approccio alla composizione. Spesso faccio esempi pratici usando i brani di Non Temperato, facendo ascoltare le tracce separate e spiegando come le diverse parti s’incastrino tra loro e come poi io mi adegui ad esse.

11) In Sardegna ci sono molti chitarristi, giovani e meno giovani, che consigli ti senti di dare a chi suona questo strumento per riuscire ad emergere e a differenziarsi dalla massa? Tu cosa hai fatto per raggiungere quest’obiettivo?

Bella domanda! Prima di tutto venire alla clinic il 10 Dicembre… scherzo, ahahah! Per differenziarsi dalla massa in musica, prima bisogna riuscire a farlo come persone. Quando la musica è fatta con autenticità si rivela essere un riflesso della nostra persona. Se si ha il coraggio di guardarsi dentro, tutti possiamo sviluppare la nostra unicità, poi tutto il resto viene da sé. Comunque, vi aspettiamo tutti alla clinic!!!!

 

Ringraziamo Daniele Gottardo per la sua disponibilità che ci ha permesso di conoscerlo meglio e vi aspettiamo tutti alla Clinic del 10 dicembre che si terrà presso le Officine Hammer di via Giardini 181.

Mi raccomando portate le chitarre perché alla fine della clinic, ci sarà la possibilità di suonare in Jam Session con Daniele. Vi aspettiamo!

 

 

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