il tetro ordito


D’impulso seguivo

Il ticchettio stonato

E sempre uguale

Dell’imposto stereotipo

Di stato

Burattinai compiti

Solerti e vigili

Guidavano

I movimenti della massa

Pecora senza lana

né mammelle

d’un tratto carne da macello

io divenni

dopo che madre

vedova di figlio fui

allo sterminio s’andava

in massa

né pianto né lamento

né bisbiglìo

sol gemiti sommessi

inespressi

inascoltati

lo specchio rimandava

l’idea d’un tetro

ordito

ove la trama

taciuta e omessa

di astuti e scaltri

poteri dominanti

sarebbe stata

il fiero vanto.

Qualcuno di tra la massa urlava

Durava poco

Nel ribellarsi dimenava

Arti e pensieri

Parole e stati

Ma la vetrina traditrice

Di quel social trasporto

Monitorava il duce

Di un fascio morto

E pari a morte

Gli elargiva

Blocco perenne

Del condiviso danno

Che denunciar voleva.

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