INTERVISTA – Azzurra, un’anima soul: “Con la mia musica voglio scoprire il mondo”


DI MARCO RIMMAUDO|18 GENNAIO 2016

Abbiamo conosciuto Azzurra, una cantautrice dall’animo soul capace di fare black music in Italia. Ha pubblicato il suo primo EP ed ora è alla ricerca di nuovi spunti per il prossimo album.

Azzurra Parisi in arte Azzurra, è una cantautrice sarda, precisamente di Cagliari, nata sotto il segno della black music. Il suo percorso inizia quando la musica bussa, letteralmente, alla sua porta. La passione per il canto e la musica hanno sempre fatto parte di lei e negli anni ha raccolto moltissime grandi esperienze come corista, la collaborazione con importanti cover band di spicco del panorama sardo e turnista live per Neja, Antonino Spadaccino, Orlando Johnson, Randy Roberts, Zaman Afro Reggae band e Riccardo Melis con il quale ha occasione di aprire alcuni concerti di Zucchero Fornaciari. Ma a seguito di tanta esperienza di palco, Azzurra capisce che è il momento di iniziare un percorso da sola e così, dopo l’incontro con la CubaRec, inizia a lavorare al suo primo album di debutto.

Esce il 14 novembre 2014 “Blue Eyed Soul“, un Ep di tracce inedite che riflettono e riassumono il percorso musicale della cantante e la sua incredibile versatilità artistica. Il progetto raggiunge una buona notorietà tanto da essere selezionata dalle giurie specializzate (Hip Hop tv e Rock Tv) del Mondo Ichnusa, per partecipare al festival il 3 luglio a Torre Grande (Or), in apertura del concerto di J-Ax e Fedez.
Abbiamo intervistato Azzurra per conoscere più da vicino un’anima soul e la sua black music.

Ciao Azzurra,
Il tuo percorso nella musica è iniziato proprio perchè la musica è venuta a bussarti alla porta di casa, è così?
Si, avevo 16 anni ero a casa mia a cantare le canzoni di Giorgia, di solito succedeva che gli inquilini del piano superiore scendessero per suonare il campanello e dirmi di smettere. E invece in quel momento ha suonato alla mia porta un ragazzo che faceva volantinaggio e mi aveva sentito dalla finestra, suonava il trombone nella big band del coro gospel. Mi ha chiesto se potesse interessarmi cantare in un coro gospel e così ci scambiammo i numeri di telefono, mi richiamò il direttore del coro per un provino e poi andò bene, per dieci anni ho cantato con loro.

Ti presenti come un’anima soul, perchè proprio il soul? E’ stato il coro a darti questa spinta o già ti sentivi su questo genere?
La musica a casa mia c’è sempre stata, però quando ho iniziato a scegliere io per conto mio, a scegliere con la mia radiolina quali canzoni registrare dalla radio, sentivo molta black-music, funky e per questo genere ho sempre avuto un’attrazione naturale. La black music e tutti quei generi che girano intorno, li sento molto vicini.

Poi hai continuato tra teatro, corista e live…quando hai sentito il bisogno di staccarti e creare un tuo progetto?
E’ stata un po’ una rivincita, nel senso che non si riesce da qui, da Cagliari a realizzarsi professionalmente perchè innanzitutto in tutta Italia la musica non è considerata un lavoro, a parte per chi lo fa. Quindi in questa zona si vive moltissimo di cover band, forse siamo più musicisti che ascoltatori, oltre ad avere proprio la necessità di creare un’identità che mi distinguesse dai miei colleghi, c’è stata una spinta da parte della black music sarda. Mentre ero corista per una band reggae “gli Zaman”, ho iniziato a vedere che nell’ambito reggae/hip hop la musica andava, non era necessario fare musica di altri per essere ascoltati. Questo mi ha ispirato ed ho deciso di buttarmici anche io, se hai qualcosa da dire, può funzionare. E’ da qui che ho iniziato a crederci

Il tuo modo di vedere la musica è cambiato dal momento in cui ti sei trovata “da sola”?
E’ cambiato totalmente, nel momento in cui sei tu a dover creare o intepretare una cosa che vuoi dire, in un primo momento ti sembra un po’ sciocco. All’inizio il percorso che ho fatto è stato durissimo, mi sono messa a confronto con una realtà di cui non sapevo nulla, nonostante avessi un grande bagaglio di esperienza alle spalle. Il modo di vederla e di viverla è cambiato totalmente, se prima mi bastava che i musicisti suonassero bene le parti ora faccio attenzione a qualunque cose succedesse nel brano oppure a solo certe cose. Potrei elencarle tutte e sono moltissime!

All’inizio è stato un cambiamento positivo o negativo?
Inizialmente negativo, perchè pur avendo fatto tantissimo palco e live, all’inizio è stato come partire da zero. E’ diventata positiva nel momento in cui ho trovato il mio comfort, poi mi sono lasciata andare e a mettere da parte tutte le ansie che avevo. Alla fine non stavo facendo nient’altro che descrivere me e cercare di riportare tutto questo verso l’esterno.

Così hai iniziato a lavorare al tuo primo album “Blue Eyed Soul”, di cosa parli in questo album?
Molti temi del mio album si riferiscono ad un percorso personale che ho fatto di introspezione, si tratta molto di spiritualità e credere in noi stessi. Tutti concetti che ho scoperto conoscendo le persone, ho tanti amici buddhisti per esempio, io non lo sono ma mi sono avvicinata a certi concetti senza abbracciarli, però c’è tanta verità. Nel guardarsi dentro, gestirsi, nel proiettarsi all’esterno per positività e poterla ricevere di nuovo positiva e pulita. Una parte del disco parla di questo, di un lavoro interiore, poi c’è qualche brano d’amore, che non poteva mancare! Poi si parla del sistema, di come le persone siano cambiate seguendo i meccanismi del sistema, temi a cui tengo molto e che fanno anche parte della black music.

Non parli soltanto di te stessa, vuoi raccontare qualcosa, lanciare un messaggio…
Si, ho cercato di lanciare un messaggio. Considera anche la mia provenienza, vengo da una città in cui è difficile crederci. E’ un messaggio che voglio mandare all’esterno e alle persone che mi circondano, più che altro quando ho buttato giù questi pezzi lo facevo prima di tutto parlando a me stessa, sai quando ti dici “da adesso sarà così” in modo visualizzare le cose, caricarti per dare il meglio. All’inizio era una cosa personale, con il tempo l’ho vista un po’ più proiettata verso l’esterno, ma nasce sicuramente come un discorso interiore.

Non ci sono solo influenze soul, ma è un mix di molte sonorità, su che stile lo hai voluto impostare?
Dentro il disco c’è il funk, un po’ di reggae-muffin, hip-hop, il soul…è un po’ tutto funky-dance. Sono sonorità che mi sono sempre piaciute, se lo riascolti facendo dei confronti ti accorgerai che ci sono un po’ di Destiny Child, Stewie Wonder, delle nuove produzioni pop moderne molto digitali. Ci sono molte sonorità, ma alcuni brani sono proprio degli esperimenti, per esempio “Wizard”, che ha un tematica molto introspettiva, la sonorità di quel brano è proprio un esperimento. E’ stato un po’ “vediamo come va!”, altre invece erano già definite fin dall’inizio.

E nel live, trovarti solista con i tuoi brani è stato facile da sostenere?
Ancora lo sto realizzando! E’ stato particolare, sei lì, la gente ti ascolta e devi raccontare qualcosa. Non succede spesso! Soprattuto qui che, come ti dicevo, ci sono molte cover band e spesso il pubblico ascolta solo a metà. Avere tutti gli occhi addosso è stato molto emozionante e mi ha messo molta pressione, ora l’ho abbastanza assimilato ma è sempre un po’ strano.

Mi hai più volte detto che nella città dove vivi è difficile crederci, non hai mai pensato di trasferirti?
Si, ho già fatto un tentativo a Londra, sono stata lì qualche mese e purtroppo non avevo la padronanza del linguaggio. Ho iniziato ad imparare mentre ero lì e ho studiato quando sono tornata, quindi non sapere bene la lingua mi ha precluso un po’ molte cose, sicuramente mi ha fatto capire che c’è ancora molto da fare prima di spostarmi da qui. Da qui me ne andrò certamente, è anche difficile spostarsi fisicamente, i costi di trasporto sono veramente alti ed è impensabile anche solo andare a fare una data fuori. Si, l’opzione di andarmene c’è ma prima voglio avere tante produzioni dietro, un EP di 7 brani è troppo poco secondo me. Sto lavorando per questo, è un anno che vado avanti a scrivere e raccogliere nuove idee.
Pensavo sicuramente a Milano anche perchè è la città più viva dal punto di vista musicale, sarebbe bellissimo riuscire a farcela qui, ma la vedo molto difficile, intanto mi sto preparando!

E ti stai preparando anche per il prossimo album, puoi anticiparci qualcosa?
Ho affrontato nuove tematiche, rimaniamo sempre con contenuti sicuramente sociali, c’è ancora l’amore perchè il romanticismo non si strappa dal soul, c’è poco da fare! Ci sono nuove sonorità, c’è il new-soul, funky, e ti posso anticipare che ci sarà una collaborazione con il coro gospel con cui ho iniziato, perchè anche in questo lavoro darò spazio alle persone con cui sono cresciuta nel mondo della musica. La nuova formula sarà sicuramente un album intero, non un EP, vorrei fare un passo in avanti. Non so ancora quando uscirà, ci stiamo lavorando, non è ancora tutto pronto, diciamo che mi auguro di poterlo fare uscire per autunno prossimo.

Nella musica dove ti vorresti collocare?
Escludo già il mainstream. Perchè per il pubblico sei l’artista ma nel meccanismo di produzione non hai voce in capitolo. A me interesserebbe farmi conoscere nell’ambito della black music, non solo in Italia ma in giro per l’Europa ed è il motivo per cui scrivo in inglese. Anche perchè non credo che in Italia ci sia una solida scena black, anche se conosco moltissime artiste donne che fanno R’n’B, dovremmo unire le forze per crearla insieme ma essendoci anche poco spazio per promuoversi facciamo fatica anche a conoscerci tra di noi. Non pretendo il successo che porta a riempirti le tasche, io miro all’esterno, mi va benissimo essere indipendente a me interessa viaggiare, vedere il mondo, conoscere gente grazie alla mia musica. Quello è il mio obiettivo.

LIVE
Azzurra sarà in concerto il prossimo 27 gennaio alle officine Hammer di Cagliari, accompagnata dalla formazione Blair Blues Project. Quattro musicisti d’eccezione: Rubens Massidda(chitarra), Alessandro Atzori (contrabbasso), Marcello Meloni(batteria),Mauro Mulas (pianoforte) per un concerto tributo ad Etta James.

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