PAPPAGALLI AMMAESTRATI


La chiamiamo normalità

ma ora è più una malattia.

Quotidiana semplicità

che assomiglia alla follia.

Noi dobbiamo apparire,

dobbiamo mostrare

lo stile di vita

che piace alla massa.

Se mostri possiedi.

Se lasci una traccia

il social ti guida,

ci metti la faccia.

Tu posti e pretendi

commenti e mi piace

ma blocchi e nascondi

quel dio senza voce

chiamato coscenza

che empaticamente

sarebbe incapace

di scrivere e urlare sul web

a chi non è d’accordo con te.

Clamorose le accuse,

gli insulti indecenti,

giudizi gratuiti

senza sentimenti,

nazismi e fascisti

laggiù alla ribalta.

Non avevamo giurato fosse l’ultima volta?

Ma ora si inforcan le ruspe

e insieme mandiamoli a casa

non prima di aver regalato

un santo vaccino al prelato

che mentre toglieva la tiara

s’è visto all’altare donare

quel dolce faccino innocente

imberbe demonio indecente

a indurlo in tentazione ardente.

Immediate le pubbliche scuse.

Non vorrete pensare sia sesso?

Era come narciso all’amore.

S’è specchiato ma senza capire.

Forse il caso oppure la prova

han lasciato quel prete indefesso.

Pure il papa dal suo gran balcone

lo ha coperto col suo bel sermone.

Babilonia che vive mangiando le anime e i morti

e ci lascia soltanto gli zombi con schemi contorti,

mentre noi ipnotizzati da schermi

e messaggi distorti

non capiamo di esser la merce di scambio dei forti.

Al potere interessa soltanto che possa servire

a produrre denaro ad oltranza,

a non finire.

Ed i figli dell’apparenza

che conformano la propria esistenza

sopra i calchi dell’incoerenza

li puoi intravedere.

Sono inchiostro e servigi,

urlan forte più dei cani

e poi usano le mani

per contare le carte,

per aprire le porte

agli schemi confezionati.

Come pappagalli ammaestrati

a gridare a gran voce

quel che vuole il potere

ed impongono il loro credo

e la loro ragione

come una religione.

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