Ode ad Afrodite


Hai nascosto note profumate

fra i tuoi capelli di pentagramma

e respiri timidi e armoniosi

sulle colline dei tuoi seni turgidi.

Ho varcato i monti dell’oblio

e colorato d’arcobaleno

la valle in fondo al tuo ventre,

fra le corde d’arpa e i piatti d’ottone

del tuo ansimante piacere.

Mi son persa, mia Musa,

sulla tua pelle di luna

ricamata con l’inchiostro

delle mie emozioni.

Ancora stento a ritornare

ai giorni grigi e bigi

di questa catartica realtà irritante.

Eppure non solo petali, ma spine acuminate,

hai conficcato nel mio ventre

madido mentre lo baciavi.

Percuotimi il cuore ancora,

ancora e ancora come pelle di tamburo

che risuona e attraversa

la mia fragile essenza

coi tuoi sguardi di brace.

Non un sol giorno

voglio rinunciare a te,

mia linfa vitale,

mio male, mio tutto, mio niente!

Ahi quale vulcano hai partorito

nel mio maldestro olfatto!

Ahi quanto il tuo profumo

mi condanna a dannazione eterna!

Sei alba, tramonto ed Armagheddon

in questo mio animo tormentato

che avvinghiato al tuo respiro e fiato

pace più non trova.

Ahi nettare traditore, io ti anelo!

Che senza te non vivo!

E mi contorco dalla brama di sentirti

che mi scorri nelle vene.

Sei nelle mie retine,

nelle mie narici,

fra lingua e gengive di un gusto fatato.

Ma non mi basti e resti,

fra i neuroni e l’amigdala,

a rimbalzare fra i miei sogni

e la mia forzata veglia.

Non ho più voglia

di vivere la tua assenza

su fogli di carta pieni di desiderio

che questa matita mi strappa dalle dita

ancora umide di ogni tuo goloso umore.

Non posso vivere

senza più stringere

la seta della tua pelle,

il cotone dei tuoi capelli

e il cristallo dei tuoi occhi.

Voglio schiudermi fra le tue palpebre,

penetrare ogni tua cellula

e divenire alito inseparabile

dalla tua più profonda essenza.

E sentirmi tua,

fra le cascate dei tuoi baci,

le tue carezze di grano,

i tuoi sguardi di nuvola sublime.

Tua fino alla profondità

di ogni abisso della tua anima.

Tua fino nel sangue fertile di vita

che impaziente attende che io lo fecondi.

Tua sulle onde del tuo oceano

di emozioni incantate.

Tua in questa follia disarmante.

Tua fino a perdermi nella speranza

che l’universo ci accolga

sulla nave del firmamento

come immortali stelle luminose.

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