Paura


Io non sono capace

di stare a guardare il silenzio,

eppure son qui.

Non parlo né bisbiglio

e mangio bocconi di vuoto,


Ingoiando l’assenzio

dei muri che erigo.


Consentendo

a quel muto vociare di sguardi

di tarparmi le ali,

di ingabbiarmi anche i sogni.


Di silenzio mi tingo le labbra

ma non i pensieri.


Non son brava

a lasciare parlare il silenzio.


Mi pervade la rabbia

di quelle parole inespresse

non concesse alla vita

che ho intorno e che scappa,

mentre resto a pensare al silenzio.


Non son buona

a lasciar tacer le emozioni.


Io le strappo dal cuore,

le imbavaglio  e le getto,

ne cancello anche il nome.


Ma ritornano li,

nella testa,

in quel vuoto

che riempie il silenzio

affollato d’assenza.

Mentre a braccia conserte

mi grido in silenzio

che sto andando a cercare

a tentoni una scusa

per restare nel certo.


Sono qui in un limbo

di immobili scelte mai fatte,

le budella contratte

in un vano provare a evaquare

le scorie mai dette. 


Ma se ascolto il silenzio

e lo ascolto davvero,

la sua voce mi parla.

Non lo voglio ascoltare,

ecco il vero!

E Dimeno neuroni di gelo,

per convincermi a torto

che ho provato a raggiungere il cielo.

Io che il cielo lo guardo

incantata fra cammini di nubi,

disegnando futuri che restano sogni.


La camicia di forza che ho messo

che stringe ogni senso

e ogni cellula blocca nell’ora,

ora ha un nome

si chiama “paura”.

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